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24 giugno 2007

>VAI WILLER!




permalink | inviato da clos il 24/6/2007 alle 12:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


12 giugno 2006

>GILBERTO GORI, UN CUORE FAENTINO DIVISO FRA TRE NAZIONI

dedicato a chi come me non ha mai visto l'Italia vincere il Mondiale, e sa che anche questa volta non sarà quella buona

Il Mondiale di Gilberto Gori non è solo quello di uno dei tanti italiani ormai da anni residenti all’estero. Il suo orgoglio azzurro si mescola al rosso, al nero e al bianco di Trinidad e Tobago, ai colori del suo comune, a quelli della Germania paese ospitante e al biancazzurro della città di Faenza. Perché Gilberto Gori, assessore al commercio e vice allo sport a Rotenburg Wümme, ventiquattromila anime in Bassa Sassonia e piccolo capoluogo di provincia in mezzo al triangolo Amburgo-Brema-Hannover, è nato proprio a Faenza quarantasette anni fa.

La sua Germania continua da oltre tre decenni, accompagnato negli ultimi due dalla moglie Ingrid e dal figlio Alessandro, grande tifoso della Nazionale di Marcello Lippi. Partito da Faenza, città in cui sua madre e le sorelle vivono ancora, proprio per imparare il tedesco, Gori si trasferisce in Germania e comincia a lavorare in una gelateria di un cugino che già risiedeva lì da tempo. Divenuto successivamente, professione che mantiene tuttora, responsabile di un’azienda milanese occupata nel settore dei semilavorati per gelateria, nel 1996, ormai integratosi nella comunità di Rotenburg, decide di candidarsi al Consiglio comunale nella fila dei socialdemocratici dell’Spd, riuscendo a centrare al primo colpo l’obiettivo dell’elezione.

«La mia esperienza – sottolinea Gori – è stata e continua ad essere senza dubbio molto positiva per me e penso anche per i cittadini stranieri in Germania e in particolare per quelli dell’Unione europea. Ma all’inizio c’era grande freddezza nei miei confronti, qualcuno, in un paese tutto sommato un po’ conservatore come Rotenburg, temeva anche solo l’idea di un candidato straniero». In città la comunità italiana è oggi composta da circa 80 persone, gruppo di minoranza soprattutto rispetto a turchi, curdi e altre etnie che compongono il dieci percento della cittadinanza. Gilberto Gori finisce dunque all’ottavo posto della lista ma riesce ad entrare tra i diciotto membri dell’assise comunale grazie alle preferenze personali riscosse. Cinque anni più tardi, nel 2001, si ricandida e una volta rieletto ottiene la nomina di assessore al commercio e vice allo sport nell’Amministrazione Cdu-Spd sorta di anticipo della Grosse koalitionen che governa ora tutta la Germania.

«Questi incarichi – spiega – sono in realtà molto diversi rispetto a quelli italiani. Noi siamo politici a tempo libero, ci incontriamo una volta alla settimana nel tardo pomeriggio o in serata, prendiamo decisioni anche molto importanti e comunque dobbiamo gestire un bilancio di 55 milioni di euro, ma poi passiamo gli incarichi ad un dipendente comunale che esegue i progetti approvati. Il nostro stipendio da assessori è di 80 euro al mese».

Tre anni fa, Gilberto Gori fonda il comitato organizzativo «Rotenburg Città 2006», ambiziosa sfida che voleva far entrare il suo Comune tra i luoghi della Coppa del Mondo Fifa in Germania. Ma il grande calcio, a Rotenburg, era cominciato già nel 2001. «Allora – ricorda l’assessore – si parlò molto di noi grazie ad un ritiro precampionato di una settimana del Bayern Monaco, evento che ci diede l'idea di investire per l’immagine della nostra città proprio sul gioco del calcio, chiedendo alla Federazione di poter ospitare una partita di una nazionale tedesca».

L’impianto messo a disposizione è composto da quattro campi da calcio in prato verde circondati da boschi, e nello stadio che può ospitare fino a 4500 persone nel 2003 si giocò la gara finita 3-1 per le padroni di casa tra Germania femminile Under 19 e la selezione di categoria canadese, il cui presidente di Federazione vanta origini italiane.

Grazie all’impegno profuso dall’Amministrazione e alla fortuna di Rotenburg di ospitare il Wachtelhof, un hotel cinque stelle categoria superiore, all’inizio del 2005 la città entra a far parte del catalogo Fifa per il Mondiale, inviato a tutte le squadre già qualificate e a quelle ancora in corsa per illustrare loro i luoghi dove poter alloggiare durante la Coppa del Mondo. «Successivamente siamo stati visitati dalla Francia, a cui però occorrevano 47 camere su una disponibilità di 38, e dall’Ucraina, che non ci ha fatto sapere nulla. Ma per noi era già un successo straordinario anche così, ed eravamo felicissimi».

Un fine settimana però, Leo Beenhakker, allenatore olandese ex mister di Ajax e Real Madrid, trascorre in incognito una vacanza con la moglie proprio a Rotenburg, prende la bicicletta e visita il centro sportivo. Alla fine del suo soggiorno si fa riconoscere come la nuova guida tecnica di Trinidad e Tobago e a nome della squadra sorpresa del Mondiale di Germania chiede di firmare un precontratto al Wachtelhof. «Da questo momento – ricorda Gilberto Gori – cominciano dodici ore di lavoro al giorno per accogliere la Nazionale che Rotenburg avrebbe ospitato, un’impresa faticosissima ma che ha consentito che tutte le tv e i giornali del Paese parlassero di noi come della città che ha riservato la migliore accoglienza ad una delle squadre del Mondiale».

I Soca Warriors, come vengono chiamati i giocatori caraibici di Trinidad con un gioco fonetico tra soccer, calcio, e un’unione delle iniziali di soul e calypso, atterrano all’aereoporto di Brema alle 10.15 di domenica 4 giugno, reduci da un’amichevole contro giocata contro la Repubblica Ceca. «Alle 11.20 – esulta Gori – sono arrivati a Rotenburg dove nei duecento metri di viale per arrivare all’albergo sono stati accolti da tremila spettatori festanti, tutti con la bandiera di Trinidad, oltre che da dieci testate giornalistiche, quattro televisive nazionali e cinque radiofoniche. Il benvenuto ufficiale è stato dato invece alle 18.30 presso il nostro Museo dell’arte contadina, in cui abbiamo ricostruito scene in costume del mercato storico medioevale, tra la gioia e la sorpresa di tutti i giocatori. La grandissima disponibilità della squadra ha fatto sì che i calciatori percoressero tra la folla gli ottocento metri per arrivare in piazza dove, in mezzo a 4500 persone, Chris Garcia, icona musicale di Trinidad e Tobago invitata a Rotenburg, ha eseguito l’inno del Mondiale. Infine, alle 22.30, fuori dall’hotel c’erano duemila persone ad assistere insieme ai giocatori ad uno spettacolo di fuochi artificiali».

La squadra ha cominciato gli allenamenti il giorno successivo con un’amichevole contro il Saint Pauli (terza squadra di Amburgo) e mercoledì tenuto la sua conferenza stampa ufficiale e l’allenamento a porte aperte nell’impianto della città passato, come da regolamento, il 31 maggio in gestione completa alla Fifa. «L’entusiasmo era così alto che non abbiamo potuto tenere l’incontro con i giornalisti in hotel, gli accreditati erano troppi (160, ndr) ed occorreva la sala più spaziosa del Museo».

La Bassa Sassonia ospita cinque nazionali: Angola, Francia, Messico, Polonia e, appunto, Trinidad e Tobago, «di cui a Rotenburg – chiude Gilberto Gori – abbiamo distribuito cinquemila bandiere, e non c’è attività che non la esponga orgogliosa. È la prima volta che partecipano, rappresentano lo Stato più piccolo in competizione, sono caraibici e già per tutti la squadra simpatia del Mondiale. Abbiamo presentato come si deve Rotenburg alla Fifa e questa la vittoria più importante. Il mio orgoglio personale poi, oltre a quello di lavorare per me, per la mia famiglia e per il mio Comune, è quello di ricordare ogni volta le mie origini, e fare sì che di Faenza e di faience si parli fino a Trinidad».




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1 ottobre 2005

>GUERRE, PRIVILEGI, INDIFFERENZA, PRECARIETÀ

Rifondazione comunista che indice la conferenza stampa faentina di presentazione del Comitato Bertinotti per le Primarie nel giorno di sciopero nazionale dei giornalisti non è male.




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20 luglio 2005

>SEI STATO NOMINATO

Tempo fa scrissi un post indignato sulle nomine ai seggi elettorali. Un post che condivido tuttora, integralmente e specialmente negli ultimi quattro paragrafi. Un post che però necessitava di un’integrazione, di una spiegazione, di un’intervista a chi le nomine ai seggi toccano come professione.

Fabrizio Fabbri è il caposervizio del settore demografico del Comune, il responsabile cioè di una macchina organizzativa che ad ogni elezione garantisce la copertura dei 57 seggi faentini. «Il numero degli scrutatori per sezione - spiega - varia dal tipo di elezione, da tre a quattro persone. Il sorteggio avviene sulla base degli iscritti volontari ad una lista che viene aperta e aggiornata ogni anno e che, ad oggi, conta più o meno 1800 persone, ordinate successivamente in ordine alfabetico per cognome ed inserite in un elenco di pagine numerate a cui corrispondono 64 nominativi per facciata».

Il meccanismo del sorteggio è dunque quello del «passo d’estrazione». Il rapporto tra il numero totale dei cittadini in elenco e il numero di scrutatori necessario, determina ogni quanti iscritti pescare quelli che effettivamente riceveranno la chiamata. «Circa uno ogni otto - continua Fabbri - e fatto questo si prosegue ad un doppio sorteggio manuale, che abbiamo sempre sostenuto perché garanzia di maggiore trasparenza. Prima di tutto viene estratto il numero di pagina da cui partire, tenendo presente che secondo il nostro raggruppamento tutti quanti gli iscritti in elenco sono raccolti in 28 pagine. Deciso questo, si sorteggia un secondo numero, da 1 a 64, per decretare il primo nome da cui cominciare le nomine all’interno della pagina sorteggiata. I duecento cittadini circa che occorrono ai seggi sono determinati poi in base al ‘passo d’estrazione’, uno ogni otto o nove, come detto, a partire dal primo sorteggiato. Una volta nominati tutti gli scrutatori effettivi, si ripete una seconda volta lo stesso meccanismo per i membri supplenti, cioè coloro che andranno a sostituire le persone che non potranno essere disponibili».

Questa procedura permette di sbrigare la pratica nel minor tempo possibile perché poi la nomina e l’estratto del verbale di nomina vengono stampati in automatico dal sistema informatico, riducendo così la mole di lavoro che nelle settimane precedenti le elezioni è per gli uffici comunali sempre notevole. «C’è poi l’abbinamento alla sezione in cui prestare servizio. Questo passaggio, determinato dal computer fin dal 1996, cerca sempre di abbinare lo scrutatore alla sua sezione di appartenenza, inserendolo altrove solo nel caso il suddetto seggio sia già completo. Mi pare un modo intelligente per risparmiare tempo e consumi di benzina e per facilitare gli spostamenti».

Tutta diversa e assai più complicata è la partita di nomina dei presidenti delle sezioni elettorali, scelti per decreto dalla Corte di appello di Bologna. La legge stabilisce che possono ricoprire questo incarico avvocati, funzionari di cancellerie e segreterie giudiziarie, impiegati civili a riposo, magistrati, notai, procuratori, vice pretori. In mancanza di questi, possono farlo cittadini che possiedono un titolo di studio di scuola secondaria superiore. Nella pratica, è a questa seconda categoria che appartiene la stragrande maggioranza degli aspiranti presidenti di seggio. Si pone allora il problema della loro formazione, fondamentale per la responsabilità che ha chi ricopre questo delicato incarico, ma a livello nazionale non esiste alcuna istituzione in tal senso.

A questa grave lacuna del ministero dell’Interno ha rimediato da tempo il comune di Faenza, organizzando corsi serali. «Mi vanto - continua Fabbri - di avere i migliori presidenti di seggio della provincia, che a loro volta sono i migliori d’Italia, proprio grazie ad una formazione e ad una informazione che pur minimale è continuata nel tempo». Nasce da qui la creazione di un gruppo di figure professionalmente molto qualificate che «Per le procedure indicate dal Viminale, segnaliamo sempre alla Corte di appello di Bologna per una loro riconferma».

Il presidente sceglie poi a suo insindacabile giudizio (previo possesso della maturità ed iscrizione elettorale nel Comune) il segretario di seggio. «Una persona di fiducia - dice Fabbri - l’unica all’interno della sezione. Il segretario è fondamentale, così come fondamentale è la conoscenza degli elettori». Conoscenza agevolata dalla continua riconferma dei presidenti.
E proprio qui, infine, sta la questione che solleva dubbi e sospetti sull’intera procedura: al seggio sono presenti sempre le stesse persone. «Come abbiamo detto - chiude il caposervizio del settore demografico - i presidenti sono gli stessi, così come presumibile è che scelgano come loro segretario la stessa persona. Per quanto riguarda gli scrutatori è una questione statistica: se il ‘passo d’estrazione’ è 8, allora c’è una possibilità su 8 di essere sorteggiati, e come al gioco del Lotto può esserci chi è più fortunato. Ma il fattore decisivo è l’inserimento dello scrutatore nel suo seggio di appartenenza, e noi non possiamo impedire che, per esempio, ci siano sezioni con tantissimi cittadini iscritti nel nostro elenco ed altre che invece hanno giusto giusto 4 o 5 scrutatori o addirittura nessuno. Il fatto comunque di vedere due facce sempre uguali di anno in anno, più magari un’altra ancora che si finisce per confondere rispetto all’ultima volta che è stata vista, fa pensare e dire a certuni che tutto è combinato. Ma non è assolutamente vero».

A questo punto, vista la notizia sulla sua età personalmente appresa ieri, resta solo una domanda: di quali raccomandazioni gode il nostro caro harry per essere probabilmente l'unico presidente di seggio under 30 in Italia?




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26 giugno 2005

>VAI, WILLER!




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1 giugno 2005

>VERSO IL REFERENDUM - 5

Io capisco pure che i signori vescovi della Romagna siano un tantino stressati, e che svolgere il loro mandato in mezzo ai comunisti feroci che vogliono portare miseria, terrore e morte e che si fanno le seghe senza andarsi a confessare, sia un lavoretto anche difficile, però a volte mi chiedo come fanno ad avere certe trovate.

Dopo le dichiarazioni del vescovo di Imola sulla dannosità delle coppie di fatto, quello di Faenza ha mandato una letterina sui prossimi referendum al Corriere di Romagna, perché «Se è permesso a tutti dire il proprio pensiero, compresi gli “scienziati” che in mancanza di argomenti fanno lo sciopero della fame, perché dovrebbe essere proibito al Cardinal Ruini e ai Vescovi italiani dire quello che pensano?». Ora, nonostante le virgolette denigratorie messe da Claudio Stagni, che prima di stare in questa diocesi teneva il leggio del cardinale Biffi, mi pare che in questa campagna la libertà di pensiero sia stata abbastanza garantita a tutti. E se così non fosse, voglio addirittura rimediare personalmente, riportando le testuali parole dei due momenti clou di questa letterina alla stampa locale.

Il primo. «Andare a votare no, sapendo che raggiungendo il quorum vinceranno i sì, è un autolesionismo». Ah, ecco. Perché infatti se il cinquanta percento più uno che voi vescovi non mandate a votare per far fallire il referendum, lo mandaste invece a votare No, i Sì vincerebbero comunque. Giusto. Ma forse gli si era rotta la calcolatrice, guasto assai frequente ultimamente, capita non solo ai preti ma anche ai laici di «Scienza e vita».

Secondo snodo della lettera. «Se dal mio voto dipende un trattamento più permissivo, per il quale molti embrioni umani saranno uccisi perché in soprannumero, o per fare sperimentazione, ricerca, ecc., il mio voto è cooperazione al male, contro il quinto comandamento». Chiara la novità? Votare è cooperare con il male.

A questo punto mi sa sarebbe parecchio nell’interesse del signor vescovo che la ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali consenta di arrivare a nuove cure per le malattie del cervello.




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